Il tendone letterario

Alberto Zuccalà

Sveva Casati Modigliani, “Ecco come è nato il mio ultimo libro Dieci e lode”

Sveva Casati Modigliani, "Ecco come è nato il mio ultimo libro Dieci e lode"

Un libro continua con l’autore e talvolta è l’autore a continuare nel suo libro.  L’emblema di questo movimento è nelle presentazioni dei libri,  momento in cui il lavoro di scrittura si fa scambio, dialogo.

Mercoledì scorso, uscito dal lavoro ho preso per il corso. Una boccata d’aria. Passeggiando ho letto un manifesto che annunciava una serata di presentazione dell’ultimo libro di Sveva Casati Modigliani intitolato “Dieci e lode”. Sono entrato e un bravo scrittore, Alessandro Barbaglia, accompagnava la nota autrice ponendole impressioni e domande scaturite dalla sua lettura.

Non ho mai letto un lavoro della Casati Modigliani, preferisco un altro genere, ma seduto l’ho ascoltata (che è sempre un esercizio interessante).

Mi ha affascinato. Nella trama raggiunge anche il tema dell’editoria e lei, che da tanti anni naviga questo mondo ha spiegato come è nato il suo libro, gli sviluppi successivi e la fatica che contiene un qualsiasi “prodotto” editoriale: lo scrittore, l’editor, gli addetti alla grafica, alla stampa…

“Un editore è come un Meleto: un autore è come ogni albero. Ogni frutto un suo libro”.

Poi i protagonisti, Lorenzo e Fiamma. Un passato da soprassedere. La magia dell’incontro. La voglia di mettersi in gioco. E mentre lei li raccontava sollecitata dalle domande di Barbaglia, pensavo a quanto i processi che elencava fossero quotidianità di tantissimi altri scrittori minori alle prese con un sogno di pubblicazione: un passato da soprassedere (spesso di rifiuti editoriali o mancate risposte), la magia (attesa) dell’incontro (con un editore interessato) e l’inarrestabile desiderio di mettersi in gioco e voglia d’inventare nuove storie.

“L’editoria è un mondo povero” provoca. “C’è il costo della carta, della correzione delle bozze, della distribuione, della progettazione grafica, la percentuale del libraio, le spedizioni, il costo di magazzino…”, “Il libro è povero!” chiosa. E Barbaglia aggiunge “Sono le storie a renderlo ricco”.

E’ così! Un libro nuovo lo paghiamo quindici o venti euro, ma i costi di produzione sono alti, nel progetto partecipano moltissime persone e ciò che rimane è un guadagno basso, sulla quantità.

I tempi sono cambiati. Per questo si assumono manager al posto di editor. I gruppi editoriali devono vendere. Avvengono tagli. Si scommette poco sui nuovi nomi, i licenziamenti sono all’ordine del giorno, il rinnovo dei contratti un terno al lotto.

Anche questo movimento, come i romanzi, racconta i tempi in cui viviamo?

Il nostro paese è un’opera d’arte. Potremmo campare di rendita. Agricoltura, artigianato, cultura, storia, ingegno, cucina… tutto svalutato dagli “show”.

Cosa resta? Sconforto? A me una frase stupenda pronunciata sul finale dall’autrice “La mia casa editrice non la cambierei per nessun altra”. Un modo come un altro per dire che il dialogo, la famiglia, il senso del sogno, la volontà di raccontare, i lettori… sono più grandi di qualsiasi moneta.

Dieci e lode” conclude “un titolo positivo, scelto a cena mentre ero seduta allo stesso tavolo con i miei collaboratori della casa editrice, una dozzina di persone”.

Io ci credo: nella povertà c’è la lode più grande.

 

Alberto Zuccalà

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Alberto Zuccalà

Medico, scrittore, disegnatore, blogger. Autore de “La voce della vita” (Manni) e “La Fede è…?” (Elledici). Ha ideato le “Graforecensioni”: inviti alla lettura attraverso disegni a tema con la trama o il titolo di un libro. Ha curato le illustrazioni per alcuni editori e disegnato per importanti Onlus impegnate in ambito nazionale ed internazionale. Collabora con vari autori nel campo della musica, e coordina “Il tendone”, un blog “a più mani” dedicato gratuitamente a quanti hanno un progetto e abbiano voglia di farlo conoscere.

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